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Chi sono

Maggio 2015. Un treno all’alba per Milano. Ricordo il caldo soffocante di quella mattina e il sudore per l’emozione mentre ero in ascensore, diretto a uno dei piani alti del palazzo della Warner Music. Poi le porte si aprono ed è il gelo dell’aria condizionata a spezzare l’atmosfera.
In tasca avevo i miei “provini”, il frutto di due anni di vita, di notti passate a scrivere e produrre, a navigare dentro parole, melodie, armonie, insieme al mio migliore amico di penna, a far ascoltare versioni innominabili dello stesso brano alle pochissime persone di cui mi fidavo. In quell’istante, sospeso in quel corridoio, ho pensato: sta succedendo davvero.


Neanche trenta minuti dopo, ho capito che la realtà non avrebbe confermato nessuna delle mie aspettative. L’A&R ascoltava i miei brani saltando da una traccia all’altra in modo confuso, parlandoci sopra. Ricordo ancora la sua domanda, mentre passava sopra un ritornello: «Vi piace il sushi? Che dite ce lo ordiniamo per pranzo?». Poi lo sguardo al telefono, le email a cui rispondere. Alla fine dell’ascolto ha girato lo schermo verso di me per mostrarmi il video di una coreografia di gruppo, credo di provenienza cubana, sulle note di un reggaeton, rigorosamente a bordo piscina. Di lì a poco quel crossover che chiamerei italo-raggaeton avrebbe invaso le radio italiane. Mi ha guardato e ha detto: «Ora ci serve qualcosa così. Mi capisci?».

In quel preciso momento, nella mia testa è partito un film in slow-motion. Ho rivisto ogni singolo passo fatto per arrivare a quella sedia.
Le ore infinite a studiare chitarra e teoria musicale alla Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia di Roma con i miei maestri, Fabrizio Salvati (rock-blues) e Stefano Ribeca (teoria e armonia), poi con Umberto Staibano (jazz), Fabio Cerrone (fusion). Le band (Jeremeas con Daniele De Gregori, i Soho23, i festival vinti e persi, il Roma Music Festival, Emergenza Rock. E poi il lavoro: sound design e colonne sonore per Rai e Sky con la Spiritosound (2006-2010), il progetto “Vincenzo Delli Carri Solo Concert” distribuito come omaggio dalla multinazionale “Esseco” ai dieci Paesi sedi di partnership, le colonne sonore e sound design originali per il “Metro Tour”, di Metro cash&carry.


Tutta quella vita dedicata alla musica per arrivare lì, in quella stanza fredda. Prima di entrare mi ero detto: «Con questo potrebbe cambiare tutto».
E avevo tremendamente ragione.

Come un bicchiere di cristallo che va in frantumi per l’acuto inarrivabile di un soprano, quel giorno è stato il primo passo su una nuova strada. Ho capito che non avrei mai più consegnato me stesso e la mia musica a quelle dinamiche, che non avrei mai spinto artisti incontro alla spietatezza del business.


Tra le cose che insegna la musica ci sono l’ascolto – di sè e degli altri – la condivisione, il valore del percorso.


Ho iniziato a scegliere. 

E ho prodotto progetti secondo criteri umani, anche se questo ha significato in alcuni casi produrre musica meno “vendibile”. Da quasi dieci anni aiuto i ragazzi a trovare la propria voce autentica nel caos delle idee creative, proteggendo ciò che li rende fieri e la loro unicità. Ho scelto di insegnare musica a bimbi, ragazzi, e adulti, ho ideato laboratori di musica d’insieme dove “l’errore” non è un fallimento, ma l’inizio di una nuova esplorazione.

Oggi sono un musicista, un produttore e un insegnante. Al centro del mio ecosistema metto l’ascolto e la cura.
In un mondo sordo e veloce, che molti artisti ancora idealizzano, quello che offro è uno spazio protetto, rilassato e focalizzato. Non prometto scorciatoie per i piani alti di un palazzo di vetro, ma garantisco un percorso concreto. Un cammino condiviso, che possa lasciare un segno profondo nell’esperienza di chi sceglie di fare musica, per davvero.

Ogni percorso vero è come un viaggio che trasforma chi lo intraprende.

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